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Temporaneo | Simone Berti

13 novembre 2010  —  28 novembre 2010

Temporaneo. Simone Berti, Untitled. Ph: Achille Filipponi Temporaneo. Simone Berti, Untitled. Ph: Achille Filipponi Temporaneo. Simone Berti, Untitled. Ph: Achille Filipponi Temporaneo. Simone Berti, Untitled. Ph: Achille Filipponi Temporaneo. Simone Berti, Untitled. Ph: Achille Filipponi Temporaneo. Simone Berti, Untitled. Ph: Achille Filipponi

IMF Foundation e Nomas Foundation

Simone Berti
Senza Titolo, 2008
calcestruzzo, alluminio
80x120x280 cm
Courtesy Galleria Vistamare, Pescara

condotta condotta

Un tubo ha un momento di inerzia superiore rispetto a un tondino dello stesso diametro e sostanza e, al tempo stesso, permette un notevole risparmio di materiale. Questo fatto fa si che la forma tubolare sia molto resistente al cosiddetto carico di punta. Un esempio: le gambe delle sedie vengono realizzate con tubi invece che con tondi pieni. Nonostante ciò, non tutti i tubi hanno la fortuna di sentirsi utili e, di conseguenza, appagati.

Una notte, dentro un magazzino di materiale idraulico, un tubo inutilizzato, stanco di stare in disparte, urlò il suo disappunto all'interno di se stesso. Rimase esterrefatto quando udì l'eco della sua stessa voce. Non aveva mai sperimentato tale fenomeno, così dopo il primo spaventevole momento, volle riprovare.
Molti altri tubi, all'interno del magazzino, furono talmente affascinati dalla novità di quel suono ripetuto che iniziarono a loro volta a gridare, bisbigliare ed emettere rumori vari e, possiamo dirlo, poco articolati. I tubi, a causa della loro peculiare essenza, non sanno parlare, almeno non come noi esseri umani intendiamo. A dirla tutta, noi non avremmo sentito rumore alcuno, essendo la vibrazione da essi prodotta, nel campo degli ultrasuoni.

Roky, il cane posto a guardia del magazzino, gironzolava annoiato, percorrendo il perimetro del cortile esterno. Il suo compito di sentinella gli dava raramente l'opportunità di abbaiare, in quanto il fabbricato era isolato e il suo contenuto di poco valore.
Quella notte, all'improvviso, le orecchie di Roky si drizzarono di scatto. Il cane rimase immobile e teso, come in ascolto di una qualche preda nascosta. Quello che il suo fine udito, in grado di percepire gli ultrasuoni, colse, fu dapprima un singolo strido, poi un insieme di stridi che via via aumentarono, in numero e intensità, fino a diventare un autentico e assordante clamore.
All'inizio ringhiò in direzione del capannone, abbaiò. Poi lentamente il fracasso diventò di minuto in minuto meno fastidioso, come se i componenti di una gigantesca orchestra, che fino a quel momento avevano suonato a casaccio e con strumenti completamente scordati, iniziassero ad armonizzarsi tra loro, trasformando il baccano in qualcosa che diveniva sempre più vicino ad una sinfonia. Estemporanea ma assolutamente melodiosa.
Decine, forse centinaia di strumenti, ognuno capace di emettere una sola nota, insieme coprivano una enorme estensione, sia tonale che timbrica. Nel magazzino erano stoccati tubi di ogni diametro e materiale, in spezzoni di molte misure differenti. Piccoli tubicini di ottone, grosse condotte in cemento, tubature in gress porcellanato, raccordi in PVC e altre plastiche, sezioni in vetro, alluminio, carbonio, resina, acciaio...
Al centro del capannone, sugli scaffali montati in un grosso blocco come fosse un altare, vigeva un colossale caos, un intrico di tubi, rigidi e flessibili. Fossimo stati in epoca romana, qualcuno l'avrebbe definito un “Ara Belli”.
Tutti insieme suonando, i tubi, incominciarono a pensare che il loro attuale destino non fosse appropriato e mandarono, non si sa bene come, in rappresentanza il più grosso di loro.

Il magazziniere Umberto Cavoli. Come tutte le mattine, prima di entrare si fermò davanti al cancello ad ammirare il capannone che, tempo fa, il Comune fece costruire su progetto dell'ingegner Riccardo Mènier. Non se l'aspettava di certo, il signor Umberto, di vedere un pezzo di condotta idraulica ferma, impettita, proprio di fronte all'entrata del magazzino.
Non era la possibilità di un furto che lo preoccupava. Roky poi sembrava così tranquillo che, si disse, impossibile fosse entrato qualcuno nottetempo.
Si trattava più che altro di una questione estetica. Quello che non lo convinceva proprio era una certa incongruenza tra la facciata del capannone e quell'oggetto dritto in verticale lì davanti. Certamente c'erano stati dei precedenti. Anni prima, durante la settimana dell'artigianato, il rivenditore di minuterie idrauliche Valente Garavani aveva avuto il permesso dal Comune di installare un grande espositore rosso nello stesso punto. Copriva buona parte della facciata ma la questione allora era diversa e il Signor Cavoli accettò di buon occhio la presenza dell'espositore, nonostante alcune piccole scaramucce con l'assessore all'idraulica. Tutti i giornali del paese ne parlavano e per i molti visitatori accorsi per l'occasione, venne predisposto un ricco banchetto di gadget, anelli a forma di bullone, pendenti in piombo, guarnizioni in gomma vulcanizzata e altri oggetti preziosi. Bisognava risanare i conti pubblici e l'Assessorato all'idraulica, in quella circostanza, lodò la raffinatezza e l'eleganza del parallelepipedo rosso. Ma ora... Ora non si sarebbe potuto tollerare lo scempio.
Il magazziniere prese una decisione. Questa volta l'avrebbero sentito. Fece venire immediatamente gli operai. Insomma, disse, cosa succede qui dentro quando io non ci sono? Voi giovani, venite qui a fare bisboccia dopo l'orario di chiusura! Sono tollerante e di ampie vedute ma d'ora in avanti non voglio trovare questo scompiglio quando arrivo. Sono stato chiaro?
I giovani si scambiarono un'occhiata perplessa ma tacquero e rimisero a posto la pesante condotta.
Il tubo, dal canto suo, tentò una vibrante protesta, con grandissimo sforzo cercò di invertire il processo di carbonatazione per dilatare la porosità del suo calcestruzzo e tese al massimo le flange, emettendo uno sproloquio di ultrasuoni.
Naturalmente nulla di visibile accadde ma Roky abbaiò.
Zitto Roky! Disse il magazziniere.

I tubi di solito convogliano liquidi, gas, al massimo onde sonore ma il tutto avviene in modalità passiva, chi avrebbe mai immaginato che avessero anche una volontà.
E nessuno, a parte il cane, ne seppe mai niente.

(Simone Berti)


Simone Berti (Adria, Rovigo, 1966) vive e lavora a Berlino. Nel suo lavoro emerge una formazione scientifica che lo ha portato ad approfondire alcune tematiche legate alla fisica. Le sue opere sono una sorta di esperimento, il tentativo di presentare delle condizioni-limite: situazioni apparentemente stabili che, portate all’estremo, potrebbero ribaltarsi e trasformarsi nel loro opposto. Si percepisce sempre una componente di fragilità e una volontà destabilizzante nei confronti di schematismi e certezze consolidate. La costante delle fotografie, delle installazioni, delle performances di Berti è il gusto della trasformazione e un’ambiguità di fondo che fanno della sua fede nel dubbio, un vero e proprio strumento di conoscenza. 

Mostre personali: Galleria Vistamare, Pescara (2008); Copertine, a+mbookstore, Milano (2007); Base, Firenze (2006); Riding the specific gravity train, Galleria Massimo De Carlo, Milano (2005); GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo (2005); La Folie, Villa Medici, Roma (2001); Galleria Massimo De Carlo, Milano (2000).

Mostre collettive (selezionate): Broken Fall, Galleria Astuni, Bologna (2010); Pagine da un Bestiario Fantastico - disegno italiano nel XX e XXI secolo, Galleria Civica di Modena, Modena (2010); Fare Mondi / Making Worlds, 53^ Biennale di Venezia (2009); Italics, MOCA The Museum of Contemporary Art, Chicago (2009); Esposizione Internazionale, GAMeC, Bergamo (2009); Italics, Palazzo Grassi, Venezia (2008); Apocalittici Integrati, MAXXI, Roma (2007).


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