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Temporaneo | Francesco Arena

13 novembre 2010  —  28 novembre 2010

Temporaneo. Francesco Arena, Torre. Ph: Achille Filipponi Temporaneo. Francesco Arena, Torre. Ph: Achille Filipponi

IMF Foundation e Nomas Foundation

Francesco Arena
Torre, 2007
metallo zincato, parquet, legno
120x85x438 cm
Courtesy Galleria Monitor

Siamo nel 1998 a Taranto, 79 dipendenti dello stabilimento siderurgico Ilva rifiutavano la novazione del contratto. La novazione sarebbe il mutamento della qualifica e delle mansioni all’interno dello stabilimento. Nella fattispecie ai dipendenti veniva proposto di accettare una qualifica inferiore a quella con cui già erano insediati in azienda. Il polo siderurgico tarantino, a lungo il più grande al mondo e tuttora il più esteso e produttivo d’Europa, è stato privatizzato nel 1995. La sua fondazione è avvenuta nel 1960 con finanziamenti pubblici: lo stabilimento ha occupato nel suo periodo migliore (agli inizi degli anni ‘80) circa 30 mila addetti. Con la privatizzazione del ‘95 l’azienda ex Italsider (oggi Ilva) è passata nelle mani del gruppo di Emilio Riva. All’epoca dei fatti, i lavoratori interessati da questa vicenda erano alcuni nell’esercizio del proprio ruolo nell’azienda e altri in cassa-integrazione o in mobilità. Nel 1998 questi 79 dipendenti si sono ritrovati, senza giustificato motivo, nella Palazzina Laf, un ambiente fatiscente e privo di alcun supporto lavorativo: non c’erano telefoni, scrivanie, personal computer e le sedie erano insufficienti al numero degli addetti. Qui i dipendenti erano costretti ad attendere inoccupati il termine del proprio turno lavorativo di otto ore, come da contratto. La vicenda è giunta anche nelle aule giudiziarie quando il pubblico ministero Franco Sebastio, a seguito di un’indagine avviata su segnalazione dei lavoratori e dei sindacati, ha ordinato il sequestro della Palazzina nel novembre 1998.
In questa Torre la superficie carcerante della Palazzina Laf diventa elemento sollevante e l’occhio può guardare da una altezza diversa rispetto al suolo il paesaggio circostante.

(Francesco Arena)


Francesco Arena (Mesagne, Brindisi, 1978) vive e lavora a Cassano delle Murge. Egli affronta tematiche legate alla memoria storica e personale, dando origine a una riflessione sui modi del funzionamento del ricordo. Ricordare diventa così un mezzo di conoscenza, una modalità necessaria a migliorare la propria capacità di comprendere ciò che accade, ma anche ciò che siamo. Nel suo percorso Arena indaga il limite tra memoria e oblio nella storia del ventesimo secolo. 

Mostre personali: Cratere, De Vleeshal, Middelburg NL (2010); Teste, Fondazione Ermanno Casoli, Fabriano (2010); 18.900 metri su ardesia, Galleria Monitor, Roma (2009); Canzone (povera patria), Cimitero di San Pietro in Vincoli, Torino (2009); 3,24 mq, Nomas Foundation, Roma (2008); Galleria Monitor, Roma (2006); G.A.M. Galleria d'arte Moderna Bologna (2005).

Mostre collettive selezionate: Ibrido, PAC, Milano (2010); Les sculptures meurent aussi, Kunsthalle Mulhouse, Mulhouse (2010); Acqua, Palazzo De Sanctis, Barchidda (2009); Senza Rete, Santo Spirito in Sassia, Roma (2009); Cose mai Viste, Palazzo Barberini, Roma (2009); Soft cell. Dinamiche nello spazio in Italia, GC.AC - Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, Monfalcone (2008); Fresco Bosco, Certosa di Padula, Padula (2008); Dai tempo al tempo, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l'Arte, Guarene d'Alba, Cuneo (2008); Annisettanta. il decennio lungo del secolo breve, la Triennale di Milano, Milano (2007).


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