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Temporaneo 2011 | Petrit Halilaj

22 ottobre 2011  —  22 novembre 2011

Petrit Halilaj, They are Lucky to be Bourgeous Hens II, 2009, Rome. Courtesy Galleria Chert, Berlin Petrit Halilaj, They are Lucky to be Bourgeous Hens II, 2009, Rome. Courtesy Galleria Chert, Berlin Petrit Halilaj, They are Lucky to be Bourgeous Hens II, 2009, Rome. Courtesy Galleria Chert, Berlin

Petrit Halilaj, They are Lucky to be Bourgeous Hens II, 2009, Auditorium Parco della Musica
L’artista ha progettato e diretto la creazione di questo pollaio spaziale a forma di shuttle; l’opera è stata poi costruita materialmente a Runik, in Kosovo, da amici e parenti. They are Lucky to be Bourgeois Hens II gioca sull’evidente contrapposizione fra lo shuttle - invenzione dell’uomo, simbolo futuristico dell’aspirazione alla conquista dello spazio - e le galline, animali dotati di ali ma incapaci di spiccare il volo. Gli abitanti di questo shuttle di legno sono metafora della popolazione rurale che aspira a una vita cittadina, ad un passaggio verso un altrove. Il cambiamento, anelato e realizzabile, reca in sé tuttavia il retaggio delle proprie origini, da non abbandonare, né trascurare.

La parola all’artista

Blerina: Sai che l’altro ieri abbiamo trovato un appezzamento di terreno a Fushë Kosovë a forse potremmo comprarlo

Petrit: No, hanno iniziato a parlarmene ieri ma poi c’è stata un’interruzione di corrente. E come vorresti comprarlo?

Blerina: Se potessimo chiedere in prestito dei soldi a zio Hasan e agli altri zii, oltre a quelli che già abbiamo, forse potremmo farcela.

Petrit: Vuoi abbandonare la casa a Runik?

Blerina: Lo sai, non lo so.

Petrit: Ah Blerina, ho paura che stiamo affrettando le cose e non ci stiamo riflettendo bene, oggigiorno tutti vanno a Pristina.

Forse avremmo bisogno di salire più in alto e vedere la terra da un’altra prospettiva.


Blerina: ?!!

Petrit: Non lo so.

Non mi piace parlarne ma...

Sai quando nostra madre parla del fututo?

Questa è arte.

Se guardiamo la nostra situazione attuale.

Vi è qualcos’altro.

Lei è come una luce e ci mostra sempre il suo entusiasmo.

Blerina: Petrit, se comprassimo del terreno o una casa a Fushe Kosova, potremmo usarla per noi tre, studenti, così non dovremmo stare a casa di qualcun altro.

Petrit: Ok, ho capito, ma tu capisci cosa intendo dire io?

Se potessimo staccarci da noi stessi ed essere liberi un giorno.

Avere il coraggio di andare là e usare dei pezzi di legno per costruire una navicella forse potremmo vedere la Terra.

Provarci e mostrare i nostri bisogni, questo è ciò di cui ho bisogno stanotte.

Forse potremmo essere momenti e situazioni.

Questo per me è volare!

Blerina: Ok, non so come ti siano venute queste idee ma sono fantastiche!

Petrit: Prova a immaginare, con delle cose che sono avanzate dalla costruzione della casa e altre cose che abbiamo in garage e nel cortile, potremmo costruire una navicella e parlare di sogni!!?

Blerina: Sarebbe carino assemblare il legno, vorrei farlo anch’io, sarebbe divertente.

Sai che potrai sempre avere il mio supporto.

Ma ci tengo a dirti di pensarci bene.

Perché sai che abbiamo davvero bisogno del tuo aiuto adesso e non è esattamente il momento adatto per sperimentare.

Non ne abbiamo il tempo.

Petrit: Ciò che sto dicendo è che esiste solo nella mia mente e non so cosa sia, avrei la possibilità di conoscere e vedere un sistema - posti e persone - che mi offrirebbe un rifugio, dopo questo tornerei indietro.

A dire il vero non è visibile…

Blerina: Quando realizzerai il tuo progetto…

Petrit: Blerina, non posso realizzare l’impossibile, siamo esseri umani.

È per questo che il mio progetto è in costante cambiamento. Volevo solo parlare di un’idea, di una possibilità.

Ciò di cui sto parlando non ha nulla a che vedere con la casa.

… Se solo avessimo un attimo per costruire una navicella spaziale…

Ciò che rimarrebbe sarebbe la nostra esperienza.

Senti Blerina, non so… vuoi un esempio concreto?

Blerina: Vai!

Petrit: Se per caso alla fine dovesse rimanere come opera d’arte, noi, in qualità di costruttori, potremmo documentarne il processo, usando fotografie o altri media. Mentre lo stiamo creando, potremmo costituire una documentazione fotografica, o un altro tipo di documentazione.

E se non ne esce nulla di buono possiamo semplicemente staccare le assi e gli altri elementi di scarto e rimetterli dove li abbiamo trovati!

Blerina: ahahahaha

Oh, fratello, questo mi rende tutto più chiaro.

Petrti:!!



Petrit Halilaj nasce a Kostërrc (Skenderaj) in Kosovo nel 1986. Ha passato molto tempo in Italia, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ora vive e lavora tra Mantova, Berlino e Kosovo. Nei suoi progetti evidente è il dialogo tra la sua terra d’origine, la sua famiglia, le memorie della sua infanzia e inevitabilmente quelle legate alla guerra. Nelle opere di Halilaj, la Storia, l’emozione, l’esperienza e la nostalgia si incontrano e si raccontano.
Mostre Personali (selezionate): Kunsthalle Sankt Gallen (upcoming 2012); Kunstraum Innsbruck (2011); Statements, Art Basel presentazione personale con Chert, Berlino (2011); Back to the Future, Stacion, Center for Contemporary Art Prishtina, Kosovo (2009); Chert, Berlino (2009).
Mostre Collettive (selezionate): Ernste Tiere: Petrit Halilaj, Judith Hopf, Bedwyr Williams, Kunstverein, Bonn (2011); Ostalgia, New Museum, New York (2011); Based in Berlin, Atelierhaus Monbijoupark, Berlino (2011); STRUKTUR & ORGANISMUS, Marillenhof - Destilleria Kausl, Austria (2011), You don’t love me anymore, Westfälischer Kunstverein, Münster (2011); Maladresses ou La Figure de l'idiot, The Institute of Social Hypocrisy, Parigi (2010); Drinnen & Draussen, Chert, Berlino (2010); 6 Biennale d’Arte Contemporanea di Berlino, Berlino (2010); Melancholy of Compassion, Siemens Gallery, Istanbul (2009); Time Machine, Kunstverein Arnsberg (2009); The Lambs Mother in the Creche, Chert, Berlino (2008); Art is my Playground, Tershane, Istanbul (2008); Mediterraneo Contemporaneo, Castello Aragonese, Taranto (2006); MIGRE, Careof, Milano (2006); Open Air, Orto Botanico, Parma (2006).


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