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Monica Haller | The Veterans Book Project

11 dicembre 2011

Monica Haller, The Veterans Book Project. Exhibition view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy the artist and Nomas Foundation. Ph: Christina Clusian Monica Haller, The Veterans Book Project. Exhibition view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy the artist and Nomas Foundation. Ph: Christina Clusian Monica Haller, The Veterans Book Project. Exhibition view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy the artist and Nomas Foundation. Ph: Christina Clusian Monica Haller, The Veterans Book Project. Exhibition view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy the artist and Nomas Foundation. Ph: Christina Clusian Monica Haller, The Veterans Book Project. Exhibition view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy the artist and Nomas Foundation. Ph: Christina Clusian Monica Haller, The Veterans Book Project. Exhibition view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy the artist and Nomas Foundation. Ph: Christina Clusian Monica Haller, The Veterans Book Project. Exhibition view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy the artist and Nomas Foundation. Ph: Christina Clusian Monica Haller, The Veterans Book Project. Exhibition view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy the artist and Nomas Foundation. Ph: Christina Clusian Monica Haller, The Veterans Book Project. Exhibition view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy the artist and Nomas Foundation. Ph: Christina Clusian Monica Haller, The Veterans Book Project. Exhibition view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy the artist and Nomas Foundation. Ph: Christina Clusian Monica Haller, The Veterans Book Project. Exhibition view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy the artist and Nomas Foundation. Ph: Christina Clusian

a cura di Stefano Chiodi

The Veterans Book Project è una biblioteca di libri che Monica Haller sta costruendo insieme ai veterani delle guerre americane di questi anni. Molti libri sono di soldati, uno è di una madre, un altro del fratello di un militare morto in battaglia, un altro ancora di una donna irachena che ha perso le gambe quando un missile statunitense è atterrato sul suo letto. Sono loro gli autori, loro gli esperti. Muovendo dal dimenticato, dal banale o più esattamente da ciò che non è mai stato registrato nella memoria, Haller chiede ai veterani di superare la retorica e puntare al centro del problema. Una foto scattata con il cellulare, una mail, un’annotazione di un diario, un’amnesia: le risorse sono senza limiti. La biblioteca cresce e prende forma con l’eredità delle guerre.
Haller non è l’autrice dei libri. È colei che compone gli elementi del progetto e la griglia che gli autori possono riempire. L’artista cura lo spazio per i loro esperimenti e fornisce il software editoriale, una piattaforma stabile per questo spesso fragile materiale. L’artista è un’ascoltatrice, una redattrice, una grafica, una testimone. Usa il formato del libro per la sua materialità, per la sua qualità di veicolo di storia e di memoria, per la sua stabilità e mobilità. Otto workshop in un anno hanno prodotto trenta libri e migliaia di copie in circolazione. In un tempo di guerre “infinite”, Haller costruisce una comunità di autori e lettori per creare attraverso i libri discussioni e un continuo scambio di conoscenze sulla guerra.
La biblioteca sarà installata a Nomas Foundation in una reading room che permetterà ai visitatori di immergersi in un universo convulso e frammentario di memorie intrattabili e di immagini sopravvissute. I libri diventano così dispositivi per scoprire i limiti di ciò che può essere veramente immaginato, e dunque visto e sperimentato in termini culturali, del Reale traumatico e non narrabile della guerra. Guerra che Haller vede come il punto nel quale tutte le strategie discorsive o visive vacillano e crollano, dove la rappresentazione è costantemente sfidata dall’incerta, perversa natura dei fatti, la controparte del mondo immaginario, pilotato dai media, dove tutti noi abitiamo.
Sfidando la nostra capacità di richiamare il passato, costringendoci a concentrarci sull’abisso traumatico che costantemente minaccia il nostro linguaggio e la nostra vita, Monica Haller si pone l’obiettivo di riattivare il potenziale critico dell’arte come un atto di resistenza, un processo dal quale ogni individuo, esperto o meno, artista o meno, connette se stesso ad un contesto e a una comunità, e ritrova la sua capacità di creare storie e rappresentazioni alternative e forse un linguaggio nuovo – un linguaggio che fa posto al trauma, e in ultimo si afferma come un potente fattore di trasformazione per l’esistenza umana.
A questo fine, ogni libro è strutturato per essere un inizio. Studenti e insegnanti saranno invitati a visitare la Nomas Foundation per attivare la mostra, portandola in una nuova direzione attraverso le loro esplorazioni e le loro voci. Le classi possono ricercare, fare presentazioni, progetti video e produrre nuovi libri. Come prolungamenti che si irradiano dalla biblioteca, le loro voci diventano parte di questo mormorio. Il suono cresce.


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