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Jessica Warboys | Conversazione

9 marzo 2012

Jessica Warboys | Conversazione, Oxide Twins. Installation view. Ph: Giuliano Pastori A painting cycle – Jessica Warboys, Sea Painting, Strombili. Installation view, Nomas Foundation, Rome. Ph: Giuliano Pastori Jessica Warboys | Conversazione, Stone Throat. Installation view. Ph: Giuliano Pastori A painting cycle – Jessica Warboys, Sea Painting, Strombili. Installation view, Nomas Foundation, Rome. Ph: Giuliano Pastori A painting cycle – Jessica Warboys, Sea Painting, Strombili. Installation view, Nomas Foundation, Rome. Ph: Giuliano Pastori

Jessica Warboys fa uso di media disparati nella sua ricerca, confrontandosi con il video, la pittura e la performance. Il suo lavoro oscilla tra processo e azione, modello e ripetizione, controllo e possibilità, occupando così differenti stati e sistemi. Il paesaggio diventa l’interlocutore privilegiato con il quale Jessica Warboys si confronta e interagisce. Compagno e palcoscenico, lo spazio offerto dalla natura è il soggetto che l’artista plasma, attraverso cui crea, da cui si lascia stupire e che trasforma in scena per performance e set per film. 
Nei suoi Sea paintings Jessica Warboys immerge larghe tele non stese nel mare, prima e dopo aver applicato il pigmento direttamente sulla loro superficie. L’azione, strettamente collegata alla performance, traccia i movimenti delle variabili mutevoli e incontrollabili dell’ambiente, rivelando e nascondendo al contempo il gesto del fare e il flusso della natura. L’approccio dell’artista alla pittura include al contempo, elementi legati alla casualità, all’azione e al controllo, restituendo uno spazio visibile nel quale identificare il passare del tempo e la presenza del gesto. Rivelando una tensione simultanea tra circolarità, ripetizione e compulsione, il lavoro dell’artista narra la costante ambiguità di uno stato, la precarietà della vita stessa.


INTERVISTA

Nomas Foundation: Se dovessi descrivere il tuo lavoro attraverso delle parole chiave, quali utilizzeresti?
Jessica Warboys: Performance, trasformare/adattare, tessere, stampare, natura, struttura, narrazione, sovrapporre e casualitĂ .

NF: Quando hai iniziato a interessarti di pittura e come è diventato parte del tuo vocabolario?

JW: Nel 2004 ho dipinto un grande muro utilizzando il rilievo, le campiture di colore e la pittura spray per una mostra di scultura e video. Ho continuato con il video, poi nel 2009, ho realizzato il mio primo Sea Painting. Nello stesso momento ho lavorato a una grande ciano e a una tela marmorizzata, mentre le sculture/pitture, le tele lacerate e tessute dentro cornici, sono arrivate un po’ dopo.

NF: Quanto è importante nella tua pratica l’idea di serie, ripetizione e narrazione?

JW: Non è tanto importante l’idea di serie quanto la narrazione-ripetizione che avviene nell’atto di creazione di un Sea Painting, sebbene le variabili come il tempo, la misura, il luogo, i colori cambino ogni volta. Le motivazioni e le costrizioni dei lavori sono infatti in costante mutamento e nonostante il processo possa essere ripetuto, gli elementi che compongono il lavoro sono in movimento e sempre imprevedibili; esistono così molteplici variabili e conseguenti sorprese. Non vorrei vedere accadere sempre le stesse cose. Immagino che come in un film, ogni fotogramma sia differente.

NF: Come hai sottolineato, i tuoi Sea Paintings sono frutto di variabili impossibili da controllare, come quelle del mare e del vento. Puoi dirci qualcosa sul processo del fare, dell’azione racchiusa in questo lavoro?

JW: Cerco di mantenere una sorta di velocità e spontaneità nel fare, per riflettere qualcosa di immediato e diretto proveniente da parte di me stessa e dall’ambiente circostante.

NF: Consideri la tua pratica pittorica come atto performativo?

JW: L’aspetto della performance inerente ai Sea Paintings, è il processo di un’azione, di un fare documentato. In un certo senso vedo i lavori come stampe o tracce di una performance. In sostanza questi quadri sono spazi sui quali proiettare le performance dell’azione fisica e dunque un veicolo per trasferirlo dal luogo della costruzione - il mare - allo spazio espositivo, al pubblico. I segni sulla tela, si riferiscono direttamente a una serie di gesti compiuti durante un tempo limitato trascorso in uno specifico luogo e in un certo senso queste tele consentono di rendere visibili delle performance invisibili. La performance suggerisce un evento in un tempo e in un luogo specifico – la performance nella sua più libera interpretazione è il link tra le tecniche che utilizzo: video, scultura e pittura.

NF: Quali caratteristiche della tua ricerca vengono evidenziate attraverso i lavori presentati in occasione di A Painting Cycle?

JW: La performance. L’adattamento allo spazio o all’architettura. Contrazione vs distensione. Pigmento vs colore. Gesto, incidente o il suo contrario.


Jessica Warboys, nata a nel 1977, vive e lavora a Londra e Parigi. Ha studiato Arte al Falmouth College of Arts, Cornwall e ha conseguito un Master in Fine Art in scultura presso la Slade School of Fine Art di Londra.
Mostre Personali (selezionate): Victory Park Tree Painting, Cell Project Space, Londra; No more summer of incompleteness, Sutton Lane, Londra; Land & Sea, Le Crédac, Ivry-sur-Seine; A l’étage, Satellite 4, Jeu de Paume, Maison d’art Bernard Anthonioz, Nogent-sur-Marne; Te Motutapu a Taikehu, BF 15, Lione (2011); Ballad of the Green Hoop, Live/Film event, South London Gallery, Londra (2010); Parasol, Gaudel de Stampa, Parigi (2009); Le Chant du Rossignol, Foundry Darling, Quartier Ephémère, Montrél, Canada (2008).
Mostre collettive (selezionate): Au loin une île!, Fondation d’Entreprise Ricard, Parigi; Into the woods, Galerie des Galeries, Galleria Lafayette, Parigi (2012); Au loin une île!, Frac Aquitaine, Bordeaux; Tableaux, Le Magasin, Centre National d'Art Contemporain, Grenoble; Madam Realism, Marres, Centre for Contemporary Culture, Maastricht (2011); Les Vagues, Frac Carquefou, Nantes; Monsieur Mirroir, Selezionata per il 12mo Ricard Foundation Price, Espace Ricard, Parigi; The old sow sent them out to... they got into it and rolled down the hill, Wiels Project Room, Brussels; Solar skill, Fluxia Gallery, Milano; Poldhu, 7ème Rencontres Internationales des Arts Multimédia, Buy-Sellf Art Club, Marsiglia (2010).


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