Subscribe to our mailing list

* indicates required

Agnieszka Brzezanska | Conversazione

18 aprile 2012

Agnieszka Brzezanska | Conversazione. Pyramid of light,
 2011. Installation view, Nomas Foundation, Rome. Courtesy: Galerie Karma, Zurich Agnieszka Brzezanska | Conversazione. Choreography for a heart, 2009. Installation view, Nomas Foundation, Rome. Ph: Gunnar Meier. Courtesy: Galerie Karma, Zurich

Agnieszka Brzezanska utilizza una varietà di fonti e media per esplorare quella zona dove materiale e spirituale cessano di essere poli opposti e rimandano reciprocamente l’uno all’altro, quasi come fossero termini intercambiabili. In questo contesto, la pittura assume una posizione centrale come luogo dove realismo e astrazione possono coesistere e interrogarsi su visione e percezione.

INTERVISTA

Nomas Foundation: Se dovessi descrivere il tuo lavoro attraverso delle parole chiave, quali utilizzeresti?

Agnieszka Brzezanska: Mi piace fare riferimento al concetto taoista di ‘non fare’. Altro concetto importante è il senso dell’umorismo, sul piano materiale mi piace ‘basso profilo’. E ancora le parole dei titoli delle mie mostre come: risonanza galattica, equazione cosmica, playlist; 528hz, onde sonore, onde danzanti, onde di luce, dharma TV, tunnel come una coda, niente non è abbastanza? libero destino.

NF: Quando hai iniziato a interessarti di pittura e in che modo essa è diventata parte del tuo vocabolario?

AB: Ricordo che la prima volta che ho capito che la pittura è qualcosa di specifico – avrò avuto cinque o sei anni – ho imparato che dipingere era qualcosa che potevo fare e che ha una propria vita, separata da me. E’ un’attività umana naturale, quindi l’ho portata avanti. Mi ci sono poi voluti dieci anni di scuole d’arte prima di riuscire a dipingere bene.

NF: Quali caratteristiche della tua ricerca vengono evidenziate attraverso i lavori presentati in occasione di A Painting Cycle?

AB: Ho scelto lavori leggeri e puliti. Sono la sintesi di come, al momento, penso debba essere la pittura.

NF: Nei tuoi lavori utilizzi un’ampia varietà di mezzi: pittura, fotografia, film, video. Quali sono le specificità di ognuno e qual è il ruolo della pittura tra questi?

AB: Ogni medium dovrebbe essere fedele a se stesso. Non mi piace forzare le cose, tutto arriva naturalmente: se un oggetto o un’immagine è un ready made, dovrebbe rimanerlo. Alcuni momenti sono buoni per le fotografie, altri per il video. La scelta del medium spesso deriva dal materiale che voglio utilizzare. Il medium dovrebbe cioè essere il più appropriato al materiale e l’idea coerente con esso. La pittura è indicata per alcune idee che non potrebbero essere espresse altrimenti, ho bisogno di molto tempo nel mio studio prima di trovare la giusta concentrazione. La pittura ha una velocità differente, è il mezzo più materiale e che richiede il maggiore lavoro fisico, ma è il migliore per esprimere idee non materiali, le più astratte o spirituali.

NF: Nel tuo lavoro fai spesso riferimento ad una realtà spirituale e quasi mistica. Da dove deriva questo tuo interesse per la dimensione spirituale?

AB: La dimensione spirituale del mio lavoro deriva dall’osservare le percezioni, osservando e sentendo il mondo. E’ la realtà. La materialità è l’espressione della spiritualità, non il contrario.


MailFacebook
Newsletter
iten
MailFbTwitterVimeo